Sindrome dell'intestino irritabile e dieta






Che cos’è la sindrome dell’intestino irritabile?

Si tratta di un disordine  funzionale dell' intestino senza che vi sia la presenza di un danno organico. Colpisce circa il 10-20 % della popolazione, soprattutto donne.
Generalmente i sintomi più comuni della sindrome dell’intestino irritabile ( che da adesso per comodità citerò con l’acronimo SII) includono:
  • dolore addominale
  • gonfiore addominale ricorrente
  • crampi intestinali
  • diarrea o costipazione o alternanza delle due forme.
La diagnosi deve essere eseguita dal medico e deve escludere la presenza di altre patologie diverse dalla SII ma che possono avere sintomi simili, come ad esempio la celiachia.
In alcuni casi può essere indicato anche eseguire un test al lattulosio per individuare la presenza di SIBO  - ovvero la sindrome da sovrascrescita batterica nell’intestino tenue – che sembra essere presente nell’84% dei pazienti con SII.

In seguito alla diagnosi il medico potrà consigliare  l’utilizzo di alcuni farmaci o integratori e l’esclusione di alcuni alimenti per alleviare i sintomi . Da lì cominciano i dubbi “Come mangiare per migliorare i sintomi? Quali nutrienti devo necessariamente includere per migliorare il benessere del mio intestino? e come pianificare correttamente questo tipo di alimentazione?”

Prima di escludere inutilmente molti alimenti, il mio consiglio è di rivolgersi ad un dietista in grado di guidarvi in questo percorso ,che in alcuni casi può essere molto lungo, per cui è bene pianificare correttamente l’alimentazione per evitare di andare incontro a carenze nutrizionali che possono peggiorare il benessere generale.
Attualmente non esiste una dieta specifica per curare la SII, alcuni consigli che mi sento di darvi sono:
  • Limitate o evitate a seconda della vostra tolleranza alcuni alimenti ricchi di zuccheri fermentabili ( chiamati con l’acronimo FODMAPs di cui vi parlerò fra un attimo), in grado di aumentare la produzione di gas e peggiorare i sintomi. Fatevi consigliare da un professionista qualificato.
  • Evitate di consumare chewing gum,
  • Limitate il consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi, soprattutto se concentrati in un unico pasto.
  • Preferite piccoli pasti frazionati durante il giorno, piuttosto che concentrare la maggior parte delle calorie in pochi pasti al giorno.
  • Durante la giornata ricordatevi di consumare un adeguato quantitativo di acqua per favorire regolari movimenti intestinali (soprattutto se soffrite della forma con costipazione)
  • Evitate e/o limitate il consumo di alcol e caffè e caffeina in generale ( tè, cioccolata, bibite energetiche)
  • Aumentate gradualmente il consumo di cibi ricchi di fibra solubile. Sembra infatti che gli alimenti ricchi di questo tipo di fibra migliorino la sintomatologia.
  • Praticare regolarmente attività fisica
  • Poiché la microflora intestinale ha un ruolo importante nella sintomatologia, è consigliato consumare alimenti ricchi di probiotici, soprattutto i ceppi Lactobacillus spp. E Bifidobacterium spp. o valutate eventualmente un' integratore di probiotici.
Un’approccio molto studiato da anni e che molto professionisti della nutrizione stanno applicando con successo è la dieta a ridotto contenuto di FODMAPs; si tratta dell' acronimo di Fermentable Oligosaccarides (fruttani e galattani) disaccarides (lattosio) and Mono-saccharides (fruttosio), And Polyols (alcol-zuccheri).
Questi zuccheri vengono difficilmente assorbiti dal nostro intestino, con conseguente richiamo di acqua e produzione di gas ad opera dei batteri della microflora intestinale. 
Nelle persone con ipersensibilità viscerale e/o disordini funzionali dell’intestino – come appunto nella SII – possono portare ad alterazioni dell'alvo (diarrea e/o stipsi a seconda dei gas prodotti),  dolore e  gonfiore addominale.
Questo tipo di dieta prevede l’eliminazione per alcune settimane di questi zuccheri con monitoraggio dei sintomi attraverso un diario alimentare. La durata della fase di eliminazione può durare da 2 a 6 settimane. 


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L’obiettivo di questo protocollo dietetico non è di eliminare definitivamente questi zuccheri dalla dieta (molti di questi hanno infatti molte proprietà benefiche), ma piuttosto di individuare la tolleranza individuale a questi zuccheri e stabilire delle porzioni controllate da includere nella propria alimentazione abituale  senza andare incontro ad alcuna sintomatologia gastrointestinale.
In alcuni casi può rendersi necessaria l’esclusione anche del glutine, ma non sempre, per cui vi ripeto di non improvvisare da soli una dieta di questo tipo.

Una fase cruciale di questo protocollo è la reintroduzione dei cibi ricchi di FODMAPs, tale fase può durare diverse settimane e se non viene gestita correttamente può rendere difficile individuare la quantità di zuccheri tollerata. 
Io con i miei pazienti mi avvalgo sempre di un diario alimentare per monitorare tutti i possibili sintomi che potrebbero essere collegati all’alimentazione.

Ricerche recenti eseguite al King’s College di Londra hanno individuato che le diete a contenuto controllato di FODMAPs migliorano i sintomi nell’89% dei pazienti rispetto al 49% del gruppo di controllo.  

Talvolta in alcuni casi la dieta a ridotto contenuto di FODMAPs non da risultati sperati. In effetti oltre agli zuccheri fermentabili altre sostanze chimiche presenti nei cibi possono alterare la funzionalità intestinale come ad esempio il glutammato, le ammine e i salicilati. Queste sostanze sono presenti in molti alimenti e sembrano attivare il sistema nervoso enterico,  in presenza di intestino ipersensibile ciò può esacerbare i sintomi, soprattutto la distensione addominale.
In questo caso valutate insieme al vostro dietista se nella vostra dieta vi è una abbondanza di cibi ricchi di queste molecole bioattive. Un esempio di alimento ricco di queste sostanze chimiche? il caffè! Ma anche vino e birra e alcune infusioni di erbe come il mate.
Ripeto non fanno male di per se, ma solo a coloro che soffrono di sindrome dell'intestino irritabile e che spesso presentano anche una ipersensibilità intestinale. Nei casi meno gravi basta semplicemente ridurne il consumo fino a individuare le quantità tollerate. 

Un ultimo consiglio: imparate a gestire ansia e stress. Le cellule endocrine presenti nel nostro intestino comunicano tra di loro e con il sistema nervoso enterico che a sua volta  è in stretta comunicazione con i nervi afferenti ed efferenti del sistema nervoso centrale (cervello). Attraverso questa comunicazione vengono regolate molte funzioni intestinali tra cui la motilità e l’assorbimento di sostanze nutritive. Nelle persone con SII alcuni studiosi hanno rilevato alcune anormalità nelle cellule endocrine intestinali e nell'attivazione delle cellule nervose enteriche.

Per concludere possiamo asserire che esistono diverse strategie per risolvere questo problema, non è detto che un tipo di approccio sia adeguato per tutti.   Anche in questo caso gioca un ruolo importante la personalizzazione del percorso terapeutico

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